Lo Zemi di cotone di proprietà del Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino è un importante reperto appartenuto ai Taino.

I Taino sono un gruppo scomparso pochi decenni dopo l’arrivo di Cristoforo Colombo nell’isola che lui battezzò Hispaniola. Zemi – o Cemì nella traslitterazione spagnola – è un termine arawak che indica un potere mistico contenuto in oggetti sacri di varie forme e materiali, utilizzati dagli specialisti religiosi denominati behique nel corso di specifici rituali. La colonizzazione e l’evangelizzazione contribuirono alla distruzione della maggior parte di questi oggetti; tuttavia, alcuni esemplari in pietra o legno sono tutt’ora conservati all’interno di collezioni museali americane ed europee.

Quello del MAET è l’unico zemi in cotone contenente reliquie umane sopravvissuto fino a oggi. Si tratta di una figura antropomorfa alta circa 55cm realizzata in cotone intrecciato, contenente una porzione di cranio umano deformato secondo l’usanza dei Taino. L’involucro in cotone è datato con grande probabilità tra il 1439 e il 1522 d. C.

Si tratta evidentemente di un oggetto di culto che incarna lo spirito di un antenato o di un capo.

 

Zemi di cotone, XV secolo. MAET

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Diverse le fonti relative al ritrovamento di questo importante reperto, al suo arrivo in Italia e successivamente a Torino. La prima pubblicazione relativa allo zemi è dell’antropologo americano Jesse Walter Fewks che in un articolo del 1891 ne descrive il ritrovamento in una grotta della regione del Maniel (Repubblica Dominicana), allegando un disegno avuto dal Capitano Appleton di Boston che ritrae due zemi (quello di cotone insieme a un altro ligneo), entrambi attualmente conservati presso il Museo di Torino.

La documentazione ne attesta l’acquisto avvenuto nel 1882 da parte dell’Ammiraglio Giovan Battista Cambiaso, commerciante genovese divenuto famoso per aver fondato la Marina dominicana. Fewks si recherà di persona a Santo Domingo nel 1903; nelle sue note di viaggio racconta di essere stato a casa della famiglia Cambiaso per vedere l’oggetto, dove gli fu detto che esso era stato inviato ai parenti di Genova. Nel 1928 i due zemi furono donati al Museo di Antichità di Torino e di qui passarono al MAET.

Una rivista dell’epoca afferma che essi sarebbero stati donati al Console Giovan Battista Cambiaso dal Generale Pedro Santana nel 1848. Dal 1928 in poi i due zemi sono rimasti presso il MAET, che ne ha garantito la corretta conservazione, lo studio condotto con metodiche innovative da parte di studiosi italiani e stranieri e la loro valorizzazione, dapprima all’interno dell’allestimento permanente e successivamente nel corso di importanti esposizioni temporanee.